Compagnia Teatrale dell’Università degli Studi di Milano e Scuola Proxima Res presentano Ορέστης (Orestea Ricomposta – Eschilo | Sofocle | Euripide)

locandina last

progetto e regia Omar Nedjari
con
Clitemnestra – Mariangela Granelli
Elettra – Francesca Porrini
Oreste – Enrico Ballardini

E con (in ordine di apparizione)
Guardia/Frigio – Cecilia Tirelli
Corifeo/Elena – Francesca Angona
Araldo/Menelao – Luca Banzatti
Agamennone/Tindaro – Carlo Guasconi
Cassandra/Messaggero – Roberta Rosignoli
Egisto/Apollo – Filippo Santopietro
Pilade – Alessandro Zito
Crisotemi/Ermione – Laura De Marchis
Coreuta – Chiara Mignemi
Coreuta – Irene Tomarelli

traduzione – Riccardo De Santis
movimenti scenici – Micaela Sapienza
impianto vocale – Sandra Zoccolan
scene e costumi – Paola Arcuria
disegno luci – Roberta Faiolo
tecnico – Ornella Banfi
direttore di produzione – Sergio Longo

assistenti dal laboratorio di regia – Raffaele Menale, Simone Brassini, Giulia Desogus, Giulia Ferrari, Maria Raitieri, Riccardo Sgarbi, Alessandro Capone, Chiara Mignemi, Irene Tomarelli, Monica Scrigna

Progetto realizzato da Compagnia Teatrale dell’Università degli Studi di Milano e Scuola Proxima Res
con il contributo dell’Università degli Studi di Milano

Il racconto teatrale e’ un percorso nella progressiva trasformazione della struttura della tragedia, dalla sua nascita epica (Eschilo) alla sua conclusione che apre le porte a quello che sarà il dramma contemporaneo (Euripide).
Orestea di Eschilo racconta la nascita della società democratica, la fine di una legge crudele e violenta e l’istituzione della democrazia ateniese, questa trilogia “rivisitata” vuole suggerirci che fine farà quell’aspirazione alla purezza della grande società Greca.
La storia di Oreste così costruita, ci racconta il declino della nostra civiltà. Racconta la storia del pensiero, dalla fede nella religione alla fede nella scienza, fino alla totale mancanza di fede nel contemporaneo. Racconta anche la storia di ognuno di noi: ad ognuno, oggi, viene fatto credere di essere un eroe che nel suo passato mitico (Agamennone di Eschilo) conserva le ragioni del proprio agire (Elettra di Sofocle), spinto ad agire si trova poi disperso, e solo di fronte alla realtà (Oreste di Euripide).

Agamennone di Eschilo – Primo atto
La lirica Eschilea ha un suono e una costruzione sintattica che molto ha a che fare con il canto. Come Nietzsche afferma la tragedia nasce dalla musica, e dalla sua potenza ipnotica e trascendente.
Il coro per tutta la rappresentazione costruirà un ambiente sonoro e musicale, distante dal pubblico, separato, irraggiungibile.
La scrittura di Eschilo è costruita per essere quasi cantata. Le parole sono chiavi fonetiche che ipnotizzano lo spettatore per condurlo nella vicenda della morte di Agamennone,.
È la potenza del rito sacro, quando ancora chi osserva crede nella sacralità di quella parola, che ha un potere al di là del significato. Ogni personaggio è rappresentazione divina, l’attore è tramite di quelle parole ed è agito, perso nella potenza del suono. È la religione.

Elettra di Sofocle – secondo atto
In Sofocle la tragedia assume un valore nuovo, in un momento di passaggio prima di Euripide che prelude alla decadenza della società ateniese. In Sofocle non c’è ancora psicologia, ma le parole non servono più ad evocare immagini. Ora hanno il potere di guarire e di ferire, hanno un potere taumaturgico e nascondono un significato profondo.
La divisione fra pubblico e coro, ora dimezzato, è ridotta al minimo. Non esiste identificazione fra coro e pubblico. Il Coro di Sofocle non è un carattere, non è un personaggio ma è le parole che dice. È una guida che attraverso il Logos muove gli altri personaggi.
Anche i personaggi non hanno una vera e propria psicologia. Hanno una funzione, sono un’idea, un archetipo, un “eterno”. Sono le parole a guidare le azioni.
La recitazione lavora sul significato possibile della parola, quale emozione muove quella parola e cosa rappresenta in bocca a quel personaggio. Uno straniamento simile a quello che si opererebbe in Brecht.

Oreste di Euripide – terzo atto
Euripide riduce l’intervento del coro al minimo. Il senso del tragico è del tutto perduto. Non ci sono ragioni mitiche (o religiose), il Logos ha perso il suo potere di convincimento e l’uomo si trova perduto nelle proprie azioni. Oreste non è più un eroe, è solo un uomo di fronte al fatto appena compiuto: l’omicidio della madre. Quel gesto appariva come un mandato divino (è Apollo a chiedere a Oreste di compiere il matricidio), ma ora la divinità abbandona Oreste alle conseguenze delle sue azioni. L’eroe diventa uomo, uomo contemporaneo, che non crede più al potere del rito e della religione, non crede più al potere della parola e della logica, della psicoanalisi, e rimane da solo di fronte alle proprie azioni.
La scena ora è un simbolo del salotto contemporaneo: due divani e uno schermo sulla parete. Uno schermo spento.
Il coro si confonde con il pubblico, non è un tramite con la divinità, non è più una guida. Ormai siamo soli con noi stessi.
Lo spettacolo è una lunga attesa che quella televisione parli, che arrivi qualcuno a salvare Oreste.
Nel finale Apollo appare alla televisione per salvare Oreste. Ma quella liberazione ha il suono della beffa. L’uomo non è più in grado di salvarsi. Attende che sia qualcuno a farlo per lui…
I personaggi si trovano spaccati: non più eroi, non più archetipi, ma solo marionette in balia del proprio agire. In un turbine di disperazione che culmina nel gesto estremo di Oreste che dà fuoco alla propria casa, la recitazione si spezzerà, non più musica, né suono, ma rumore, la parola si frantuma, e’sputata, aggredita, distrutta.

19 e 20 settembre 2016
Teatro Atir Ringhiera
ore 20.30

BIGLIETTO UNICO 10€
INFO (dalle 10.00 alle 13.00) +39 02 39521553
PRENOTAZIONI info@proximares.it

COME RAGGIUNGERCI
Teatro Ringhiera
Piazza Fabio Chiesa/Via Pietro Boifava 17, 20142, Milano
MM2 Abbiategrasso-Chiesa Rossa (uscita via dei Missaglia)
Tram 3 – 15 (fermata via dei Missaglia/via Boifava)
Bus 79 (fermata via Boifava/via San Giacomo)
Facilità di parcheggio