Pratiche del fatto scenico. La recitazione dal corpo alla parola
Questo laboratorio si propone quindi una ricerca minutamente artigianale, che desidera ampliare e destrutturare il percorso canonico di una compagnia teatrale dalla scelta del testo fino ad approdare alla fase che precede la messa in scena. Gli strumenti saranno quelli del corpo e dell’azione verbale nello spazio: si partirà dall’ attivazione e sensibilizzazione delle capacità cinetiche e somatiche del performer fino all’analisi attiva della struttura drammaturgica attraverso studi e improvvisazioni. In questo caso il lavoro di interpretazione sarà basato sui testi – già editi – di drammaturgia contemporanea “When the rain stop falling” e “Cose che so essere vere” dell’autore/sceneggiatore australiano pluripremiato Andrew Bovell.
Il training
La prima fase del lavoro si focalizza su un training fisico, vocale e sensoriale. Una serie di esercizi metodici e sistematici che indagano tutta la parte pre-espressiva del lavoro testuale: stare – vedere – relazionarsi (con sé, con l’altro, con lo spazio, col tempo, con gli oggetti, con chi osserva) – per poi agire. Attraverso l’esperienza di varie dinamiche organiche di movimento si vuole sensibilizzare il sistema corpo/mente (una scalata di esercizi suggeriti dall’Alexander Technique, elementi di Feldenkrais, contact improvvisation, Biomeccanica, View Points, giochi di relazione) per stimolare un approccio esperienziale e ludico al lavoro, che possa tradursi in un serbatoio di scoperte legate ai sensi e alle immagini che questi veicolano. Questa graduale esplorazione puramente fisica ha come obbiettivo di rendere il performer consapevole e ricettivo in ascolto del proprio strumento nello spazio e nel tempo presente. Attraverso una sequenza guidata e ordinata di impulsi congrui, il fine ultimo è di creare un kit di esercizi utili per raggiungere un’ agilità espressiva e una più consapevole capacità creativa da utilizzare poi all’interno di un’ improvvisazione drammaturgica.
Analisi Attiva della struttura testo
Si inizia individuando le azioni e gli eventi che il testo suggerisce, ovvero le coordinate “cosa/dove/perché/come/a chi” includendo rigorosamente lo spazio e il tempo presente – principio di realtà – della persona che agisce. Il susseguirsi logico e strutturato di queste azioni formano il “progetto” autorale del/la performer, che almeno sulla carta, è riconducibile alle intenzioni del personaggio indagato. Si cercherà così attraverso brevi improvvisazioni, in un continuo scambio di proposte tra l’occhio esterno e colui/colei che agisce, di ricostruire analogicamente la mappa interiore (consapevole o inconsapevole) che alimenta e guida l’arco narrativo di quella funzione/testo. La ricerca della vitalità di una scena passa quindi dallo scandaglio delle possibili azioni fisiche dei diversi personaggi di cui è composta in reazione a circostanze e frangenti della scena. Queste azioni potrebbero definirsi analiticamente in una serie di verbi transitivi attivi, che di fatto forniscono, concretamente, la direzione all’agire dell’attore/ attrice in quel momento. Il lavoro di analisi del personaggio sarà quindi dedotto a posteriori come naturale conseguenza di questo percorso sulle azioni e sulle re-azioni individuate. L’intento è ripensare la relazione materica tra l’attore e il “personaggio” come un sistema non gerarchico, ma orizzontale, dinamico, aperto, tra due complessità, che contaminandosi costantemente nel lavoro, si alimentano a vicenda. In sostanza si tratta di una approccio strutturale dove si chiede all’attore/attrice di riconoscere i segni testuali e tradurli nel qui e ora dell’accadimento scenico, scomporre, testare e ricomporre le dinamiche di un personaggio per mantenere un’attitudine attiva/creativa e non meramente esecutiva.
Il Testo
Questo approccio chiede dunque di interrogare il testo non come un sistema chiuso di personaggi psicologici con battute da citare più o meno adeguatamente in scena; o per un suo intrinseco valore letterario, (che comunque possiede), ma di porre l’accento su una caratteristica fondamentale della scrittura drammatica: ovvero quella di essere una struttura che vuole farsi altra struttura – ossia un linguaggio (letterario) che per sua natura deve tradursi in un altro linguaggio (l’azione fisica). Il sistema testuale viene quindi trattato come una mappatura in movimento, aperta, consequenziale, di eventi causali generati dalle circostanze date che opportunamente ostacolano il percorso dei personaggi e li spingono ad attivarsi, ovvero a re-agire. Le parole, dunque, emergono da intenzioni nascoste con obbiettivi generati da desideri e conflitti. La capacità o meno di un personaggio di perseguire i propri obiettivi (consapevoli o inconsapevoli) si scontra con le circostanze date e con gli obiettivi di altri personaggi. Questi eventi, nutriti dal conflitto drammatico, permettono lo scorrere dell’azione e quindi dell’arco narrativo. Questa analisi avviene prima in lettura e poi messa in discussione attraverso la pratica scenica. Lo studio di alcune scene permetterà di entrare in relazione intenzionale con le direzioni e gli eventi che sono, di fatto, sottesi alle parole. Quest’operazione restituisce un panorama emotivo complesso riconducibile, direttamente o analogicamente, alla situazione testuale. Il continuo specificarsi di questi studi scenici ci permetterà di dedurre le relazioni e le dinamiche reali che scorrono sotto le parole e concretizzare le azioni principali e le spinte che muovono i personaggi. Si individueranno così, empiricamente, curve, scopi e compiti di una scena. L’obiettivo specifico è di sviluppare tra corpo, voce, sensi e immaginario un rapporto organico, interno, che possa relazionarsi con l’esterno. Si parte sempre da un principio di realtà: creare le condizioni per rendere possibile/riconoscibile e quindi ripetibile l’accadimento nel tempo presente della performance. Lo scopo finale è valorizzare l’essere-in-scena nella situazione data dalla struttura-testo. Strappare il personaggio dal flusso letterario e tradurlo in una relazione concreta, immerso nella realtà fisica dell’attore che, non nasconde, anzi trae forza dalla complessità della persona.
Attore, performer, regista, si diploma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma, e prosegue gli studi all’École des Maîtres – master internazionale di alta formazione teatrale – guidato da Denis Marleau. È laureato in Lettere – Scienze Umanistiche all’Università la Sapienza di Roma. Dal 2012 collabora stabilmente con la Compagnia lacasadargilla, recitando in: Lear di Edward Bond, L’amore del cuore di Caryl Churchill, Distant Lights from Dark Places e When the Rain Stops Falling di Andrew Bovell, Il Ministero della Solitudine a cura di Fabrizio Sinisi, Anatomia di un suicidio di Alice Birch, Beautiful Creatures a cura di Roberto Scarpetti, Uccellini di Rosalinda Conti. In teatro lavora inoltre con Antonio Latella, Emma Dante, Marco Baliani, Fabrizio Arcuri, Veronica Cruciani, Carmelo Rifici, Davide Iodice, Compagnia Biancofango, Serena Sinigaglia, Giorgio Barberio Corsetti, Claudio Autelli, Davide Carnevali, Roberto Andò, José Sanchis Sinisterra, Giancarlo Cobelli, Roberto Romei, Luciano Colavero. Come performer, ha affiancato la compagnia di teatro-danza Immobile Paziente di Roma in un lungo percorso di creazione e produzione e partecipato a vari dispositivi multimediali con il Bauhaus di Dessau. Dal 2021 è regista e interprete di alcuni radiodrammi per il canale web del Teatro di Roma e per le rubriche Domeniche a teatro e Cose che succedono la notte di Radio3 Rai. È insegnante di recitazione in vari moduli didattici, in collaborazione con la cattedra di Storia del Teatro dell’ Università la Sapienza di Roma e in diverse scuole di teatro in Italia e all’estero, tra cui l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma; la Scuola Europea per l’Arte dell’Attore Prima del Teatro di Pisa; l’Accademia d’arte drammatica Ernst Busch di Berlino. Collabora inoltre stabilmente con il centro di produzione teatrale Carrozzerie n.o.t. di Roma all’interno di diversi percorsi didattici per attori e danzatori. Come regista, crea Piccoli Pezzi poco complessi, da un testo di Magdalena Barile, per il CRT di Milano, Genesiquattrouno (co-regia e testo di Gaetano Bruno) A zonzo e Sonata per ragazza sola. Al cinema recita ne Il mio nome è vendetta di Cosimo Gomez e ne L’ultima notte di Amore di Andrea Di Stefano, oltre a numerose partecipazioni in serialità Rai. Nel 2023 vince il Premio Ubu come miglior attore italiano.