GOLDONI – GEOMETRIA DELLA TEMPESTA
Goldoni come una pressione costante pronta al rilascio energetico. Ogni scena è un punto di pressione. Non c’è sequenza, non c’è sviluppo lineare: si lavora per campi di intensità. Non è un tema: è una condizione che si manifesta in forme diverse, a seconda di chi la abita. Goldoni mette gli attori in condizioni ben precise. Le scene su cui lavoreremo provengono dai suoi capolavori con particolare attenzione a Gli Innamorati nella riscrittura dell’autore Vitaliano Trevisan.
Emergeranno relazioni ridotte all’essenziale, dialoghi che si piegano sotto il peso di ciò che non viene detto, situazioni che si reggono su equilibri fragili il tutto attraverso un discorso sul comico bene preciso anche se volutamente distratto e scevro della cornice goldoniana,
Le sue opere scatenano tempeste simili a un organismo cosciente, non a uno sfondo di maniera, ma si tratta di presenza attiva: ogni corpo modifica la geometria della tempesta, ogni sguardo sposta il baricentro dell’uragano. Non esiste un luogo neutro.
Il cedimento non è spettacolare: accade in un istante preciso, quando la volontà smette di governare e l’istinto prende il sopravvento. Non è liberazione: è un passaggio di stato. La linea di azioni che Goldoni traccia è blindata e guida l’interprete a confrontarsi con un dispositivo comico di perfetta orchestrazione.
Il silenzio che segue non è vuoto. È sospensione. Le forme si ricompongono, ma non coincidono più con quelle di prima. La crepa resta, invisibile e definitiva e fa molto, molto, molto ma molto ridere.
Questo workshop non mette in scena Goldoni: lo attraversa, lo smonta, lo espone a una pressione che ne rivela la struttura interna. La “geometria” è il tentativo di dare forma a questa condizione, sapendo che quella forma è destinata a rompersi. Ogni partecipante è chiamato a stare dentro il disegno e a deformarlo, a misurare la propria traiettoria sapendo che la stabilità è solo apparente.
Jacopo Squizzato è originario di Verona, ma ha affinato il suo mestiere di attore e regista alla scuola per attori del Teatro Stabile di Torino, diretta da Mauro Avogadro e Valter Malosti. Qui ha appreso l’importanza dell’ascolto scenico e della costruzione di un gesto che parta dalla voce, sviluppando un approccio al personaggio che mescola tecnica classica e ricerca contemporanea. Parallelamente, ha maturato un’esperienza quindicennale nel teatro lirico-sinfonico lavorando in direzione di scena per la Fondazione Arena di Verona, dove ha coordinato allestimenti di opere con orchestre e cast internazionali, perfezionando il dialogo tra partitura musicale e movimento scenico. Questo background gli ha donato una sensibilità per il ritmo e il respiro della scena, fondamentali nella sua regia, dove la scansione musicale diventa spesso metrica drammaturgica. Fin dai suoi primi spettacoli, Squizzato ha coltivato una curiosità per la drammaturgia contemporanea che lo ha spinto verso un linguaggio teatrale fatto di gesto, parola e spazio come elementi inseparabili. Una collaborazione significativa è con la regista e coreografa Michela Lucenti e i registi Valter Malosti e Carmelo Rifici. I maggiori teatri e festival in cui sono andati in scena o sono stati prodotti i suoi lavori sono Biennale Teatro di Venezia, ERT Teatro Nazionale, Teatro Franco Parenti di Milano, Teatro Nazionale di Roma, Festival delle Colline Torinesi, Odin Teatret, Firehouse Theatre di Richmond, Goteborg Festival, Turku Festival, Todi Teatro Festival, TPE Teatro Piemonte Europa. Nel 2017 Squizzato è stato selezionato come finalista al Bando Registi Under 30 della Biennale Teatro di Venezia, diretta da Antonio Latella, presentando Nikola Tesla. A Portrait, un ritratto in versi e flussi di coscienza del celebre inventore che gli valse l’attenzione di direttori internazionali. Con Scandisk primo testo della trilogia Wordstar(s) di Vitaliano Trevisan, ha esplorato la vita operaia con un linguaggio sospeso tra poesia e metallo. L’incontro con l’opera di Trevisan ha significato molto per lui, è stato centrale perché l’ho ha spinto verso una ricerca dell’essenzialità puntando a raggiungere il vibrante silenzio degli accadimenti scenici più che il loro allestimento, aspirando più alla realtà dell’esperienza teatrale che alla credibilità degli attori. A Bologna , con Defrag sempre di Vitaliano Trevisan proseguirà l’allestimento della Trilogia della Memoria dirigendo Beatrice Schiros, Alice Torriani e Roberta Lanave, con la produzione di ERT Teatro Nazionale. Di sua prossima regia anche I Crolli di Shakespeare di Vitaliano Trevisan prodotto dall’Umbria Green Festival. E’ parte del cast del Dittico della Bufera diretto da Carmelo Rifici che lo ha scelto per interpretare la parte di Verscinin in Tre Sorelle di A.Checov. La sua poetica è un atto di scarnificazione: ogni parola diventa un byte svelato, ogni gesto un circuito politico, restituendo al teatro l’urgenza della memoria e la forza dell’azione. La sua ultima drammaturgia in adattamento è stata letta in forma semiscenica da interpreti quali Valerio Binasco, Carlo Cecchi, Daria Deflorian, Massimiliano Gallo, Valentina Picello, Fausto Cabra e Gabriele Portoghese. In questi progetti Squizzato esplora il confine tra lettura e azione, trasformando ogni singola frase in un motore di visione e pensiero.